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REHAB
E poi mi vado a trovare, me stesso
Che credevo scomparso, e mi riscopro
Vivo e diverso, giù in fondo all’abisso,
Impegnato a vagare oltre il mio corpo,
Fuori dall’io e dal suo fiato corto,
Indosso la pelle di un essere altro
E me la sento… che mi tiene dentro,
In un incarnato a me un po’ straniero,
Straniero però per le opposte lingue
Mentre identico invece scorre il sangue,
E il corpo che intero si era disciolto,
Precipitato a strapiombo dall’alto,
Adesso rinasce dalla sua grotta
E intatto risale in cima alla vetta,
Rianimato, esondato e risorto,
Come se mai fosse morto e disperso,
E io da questo ritorno alla vita
Vestita… di una rinnovata pienezza
Sconosciuta… ricavo la più grande
Lezione di bellezza, la convinzione
Fatta certezza che solo si muore
Quando si chiude la stanza del cuore
E si rinuncia alla vera ricchezza
Dello scambiarsi di ruolo, occhi e respiro,
Del mescolarsi dei nostri colori,
Perché se lo chiedi… sai bene che tutti
Rispondono picche e te ne danno due etti.
Ma io sono così: mi eclisso là in basso,
Uccido il presunto umano me stesso,
Poi dopo riemergo, uno, nessuno,
Qualcuno, centomila, e non si tratta
Di sindrome pirandelliana… Guardiamo
La scena: uno, nessuno oppure qualcuno,
Tutto e niente… è questo che noi tutti siamo.